Per molte persone con disabilità, malattie croniche o condizioni di non autosufficienza, poter ricevere assistenza direttamente a casa può fare una grande differenza.
L'assistenza domiciliare permette infatti di portare una parte delle cure e del supporto nel luogo nel quale la persona vive ogni giorno, evitando quando possibile spostamenti difficili e collegando gli interventi sanitari e sociosanitari alle reali esigenze della persona.
Il Ministero della Salute spiega che l'assistenza domiciliare oggetto di monitoraggio nazionale comprende interventi sanitari e sociosanitari programmati e si basa su quattro elementi: presa in carico, valutazione multidimensionale, piano o progetto individuale e responsabilità clinica attribuita alle figure territoriali previste.
L'assistenza domiciliare rientra inoltre nei Livelli Essenziali di Assistenza, anche se le modalità organizzative possono variare a livello territoriale.
Questo significa una cosa importante:
non si tratta semplicemente di “mandare qualcuno a casa”.
Si tratta di costruire un percorso di assistenza intorno alla persona.
🎥 Prima di continuare: guarda un approfondimento sull’assistenza domiciliare
Per avere una spiegazione chiara e accessibile di cosa si intende per assistenza domiciliare e ADI, puoi vedere questo approfondimento video:
Il video illustra la differenza tra assistenza domiciliare sanitaria e assistenza domiciliare integrata, oltre alle principali modalità di accesso.
Che cos’è l’assistenza domiciliare?
Con il termine assistenza domiciliare si indica un insieme di interventi erogati presso l'abitazione della persona quando esiste un bisogno assistenziale che può essere gestito, secondo la valutazione sanitaria e organizzativa, nel contesto domiciliare.
Può comprendere interventi:
- sanitari;
- infermieristici;
- riabilitativi;
- medici;
- assistenziali e sociosanitari.
L'obiettivo è permettere alla persona di rimanere il più possibile nel proprio ambiente di vita quando le condizioni lo consentono e di ricevere un'assistenza organizzata sulla base dei bisogni. L'ADI, in particolare, integra prestazioni sanitarie e sociosanitarie in modo coordinato.
Per questo è importante non utilizzare “assistenza domiciliare” e “ADI” come sinonimi perfetti in ogni contesto: esistono diverse forme di assistenza a domicilio e percorsi differenti.
1. Capire se esiste un bisogno domiciliare
Il primo passaggio è individuare il problema. Una persona può avere difficoltà a uscire di casa per ragioni di mobilità, fragilità, condizioni croniche o necessità assistenziali complesse.
Ma il semplice fatto di avere una disabilità non significa automaticamente che sia prevista una determinata forma di assistenza domiciliare.
Occorre valutare:
- condizioni cliniche;
- livello di autonomia;
- necessità sanitarie;
- necessità assistenziali;
- possibilità di spostarsi;
- situazione familiare;
- caratteristiche dell'ambiente domestico.
Il Ministero indica proprio nella valutazione multidimensionale uno degli elementi fondamentali della presa in carico domiciliare.
La prima domanda, quindi, non è:
“Quale servizio posso ottenere?”
Ma:
“Quali sono i bisogni della persona e quali interventi servono realmente?”
2. Rivolgersi al territorio: da dove iniziare?
Il percorso concreto può dipendere dalla situazione e dall'organizzazione della propria ASL o distretto sanitario.
Il primo riferimento può essere il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta nei casi previsti oppure il professionista sanitario che segue la persona, a seconda del percorso.
Il Ministero della Salute ricorda che, nell'assistenza domiciliare monitorata dal SIAD, la responsabilità clinica fa capo al medico di medicina generale, al pediatra di libera scelta o al medico competente per specifici percorsi, secondo le condizioni previste.
In presenza di una condizione complessa possono essere coinvolte anche altre strutture territoriali.
L'importante è evitare di iniziare da una semplice ricerca di fornitori privati senza aver prima verificato quale percorso sanitario o sociosanitario sia appropriato.
3. Valutazione multidimensionale: perché è fondamentale
La valutazione multidimensionale serve a comprendere la persona nel suo insieme.
Non si guarda soltanto alla diagnosi.
Si possono considerare:
- funzioni fisiche;
- autonomia;
- necessità assistenziali;
- ambiente domestico;
- supporto familiare;
- bisogni sanitari e sociali.
Questo permette di evitare una visione troppo limitata.
Una persona può avere una determinata diagnosi, ma presentare bisogni molto diversi da un'altra persona con la stessa diagnosi.
L'obiettivo dell'assistenza domiciliare è proprio collegare il servizio al bisogno reale.
4. Piano assistenziale: non una visita isolata
L'assistenza domiciliare dovrebbe essere organizzata attraverso un piano o progetto individuale quando ricorrono le condizioni previste.
Il Ministero considera la definizione di un piano o programma individuale uno dei criteri caratterizzanti l'assistenza domiciliare sanitaria e sociosanitaria.
Questo è importante perché permette di stabilire:
- quali interventi servono;
- con quale frequenza;
- con quali obiettivi;
- quali professionisti sono coinvolti;
- come verificare l'andamento del percorso.
In questo modo l'assistenza non dovrebbe essere una successione casuale di accessi.
Dovrebbe avere una direzione.
Assistenza domiciliare integrata: che cos’è l’ADI?
L'Assistenza Domiciliare Integrata, comunemente indicata come ADI, è una forma di assistenza rivolta a bisogni che richiedono un'integrazione tra differenti prestazioni.
La documentazione ministeriale descrive l'ADI come una modalità privilegiata per rispondere a esigenze complesse di persone non autosufficienti, integrando interventi sanitari e sociosanitari.
Possono essere coinvolte, in base alle necessità:
- medici;
- infermieri;
- fisioterapisti;
- altri professionisti sanitari;
- figure dell'area sociosanitaria.
Non ogni persona che riceve un intervento a domicilio necessita di una vera presa in carico ADI.
È la valutazione del bisogno a determinare il percorso appropriato.
Quali prestazioni possono essere svolte a domicilio?
Le prestazioni dipendono dal piano individuale e dalla situazione della persona.
Possono comprendere, in funzione delle necessità:
- assistenza infermieristica;
- interventi riabilitativi;
- visite mediche;
- supporto nelle attività assistenziali;
- monitoraggio di determinate condizioni;
- altri interventi sanitari e sociosanitari.
L'assistenza domiciliare integrata viene descritta dal Ministero come una presa in carico coordinata e continuativa che può comprendere prestazioni mediche, infermieristiche, fisioterapiche, riabilitative e sociosanitarie.
Questo rende particolarmente importante la progettazione del percorso.
Riabilitazione domiciliare: quando il domicilio diventa parte della terapia
La riabilitazione domiciliare può avere un vantaggio particolare: permette al professionista di lavorare nell'ambiente reale della persona.
Un'attività che in ambulatorio appare semplice potrebbe essere molto più difficile a casa.
Pensiamo, per esempio, a:
- alzarsi dal letto;
- raggiungere il bagno;
- trasferirsi sulla carrozzina;
- utilizzare le scale;
- muoversi in uno spazio ristretto.
Il domicilio permette di osservare direttamente barriere, ausili e strategie utilizzate nella routine quotidiana.
Assistenza domiciliare e caregiver: due ruoli diversi
- Il caregiver familiare può svolgere un ruolo fondamentale, ma assistenza domiciliare e assistenza familiare non sono la stessa cosa.
- Il professionista sanitario interviene nell'ambito delle proprie competenze.
- Il familiare può invece occuparsi di molte attività quotidiane, accompagnamento, organizzazione e supporto.
- Il rischio è che il caregiver finisca per sostenere un carico eccessivo.
Quando un servizio domiciliare consente di affidare alcune prestazioni a professionisti, il familiare può concentrare le proprie energie sulle attività nelle quali il suo supporto personale è realmente necessario.
Assistenza domiciliare e autonomia
Un buon percorso non dovrebbe aumentare la dipendenza senza motivo.
Al contrario, dovrebbe cercare di mantenere o sviluppare, quando possibile, le capacità della persona.
Questo può significare:
- favorire l'autonomia nell'igiene;
- allenare trasferimenti più sicuri;
- mantenere la mobilità;
- utilizzare correttamente un ausilio;
- organizzare meglio la routine.
La casa può diventare quindi non soltanto il luogo dell'assistenza, ma anche il luogo nel quale vengono sviluppate strategie per una maggiore autonomia quotidiana.
Gli ausili possono essere parte del percorso domiciliare
In alcune situazioni la qualità dell'assistenza dipende anche dalla disponibilità di un ausilio adeguato. Carrozzine, sollevatori, sistemi posturali, ausili per il bagno e altri dispositivi possono facilitare attività quotidiane e trasferimenti.
La scelta deve essere collegata al bisogno e, quando previsto, al percorso di assistenza protesica.
Come attivare l’assistenza domiciliare: i 7 passaggi
Per orientarti, puoi seguire questo schema pratico.
1. Individua il bisogno
Descrivi concretamente ciò che la persona non riesce a gestire autonomamente.
2. Parla con il medico di riferimento
Porta la documentazione disponibile e spiega quali difficoltà sono presenti a casa.
3. Verifica il servizio territoriale competente
Informati presso ASL, distretto sanitario o struttura territoriale indicata per il percorso.
4. Affronta la valutazione multidimensionale
La valutazione serve a definire il livello e la tipologia dei bisogni.
5. Definisci il piano individuale
Il percorso dovrebbe indicare obiettivi, interventi e figure coinvolte.
6. Organizza gli accessi
Verifica frequenza, modalità e contatti del servizio.
7. Controlla periodicamente il percorso
Se le condizioni cambiano, anche il piano assistenziale può dover essere rivalutato.
Questi passaggi sono uno schema orientativo, non sostituiscono la procedura stabilita dalla propria ASL.
Cosa preparare prima di chiedere assistenza
Per rendere più semplice il confronto con i servizi, è utile avere a disposizione:
- documentazione sanitaria recente;
- elenco delle terapie in corso;
- eventuali relazioni specialistiche;
- informazioni sugli ausili utilizzati;
- descrizione delle difficoltà quotidiane;
- contatti dei professionisti già coinvolti.
Può essere molto utile anche scrivere in anticipo una breve lista delle attività che risultano più problematiche.
Per esempio:
“La persona riesce a mangiare autonomamente, ma necessita di assistenza per il trasferimento letto-carrozzina e per la doccia.”
Una descrizione concreta è spesso più utile di una semplice diagnosi.
Assistenza domiciliare: non confondere servizio sanitario e assistenza privata
Online è facile trovare aziende o cooperative che propongono assistenza a domicilio.Questa possibilità può essere utile quando la famiglia necessita di servizi privati.
Ma non bisogna confondere:
- assistenza sanitaria pubblica;
- assistenza sociosanitaria;
- servizi sociali;
- assistenza privata;
- badante o assistente familiare.
Sono percorsi diversi, con funzioni e regole differenti.
Prima di sostenere un costo privato è quindi consigliabile capire quale bisogno deve essere coperto e quali servizi pubblici o territoriali sono già disponibili.
Home Care Premium: un’opportunità diversa dall’ADI
Un altro servizio spesso confuso con l'assistenza domiciliare sanitaria è Home Care Premium dell'INPS.
Si tratta di una misura destinata a specifiche categorie di iscritti e familiari della Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali e può prevedere assistenza domiciliare e contributi economici secondo le condizioni del programma.
Le modalità sono quindi differenti rispetto all'ADI del Servizio sanitario.
Nel 2026 l'INPS ha inoltre pubblicato aggiornamenti relativi al progetto Home Care Premium 2025-2028, comprese nuove funzionalità per alcune procedure di rivalutazione.
Questo è un esempio importante di come assistenza domiciliare sanitaria e misure economiche per l'assistenza a domicilio non siano necessariamente la stessa cosa.
Il domicilio come primo luogo di cura
Il rafforzamento dell'assistenza territoriale è una delle direttrici del Servizio sanitario nazionale.
Nel quadro del PNRR, il Ministero della Salute ha previsto il potenziamento dell'assistenza domiciliare e delle strutture territoriali, comprese le Case della Comunità e le équipe multiprofessionali.
Questo modello mira a rendere il territorio più capace di prendere in carico la persona, riducendo quando appropriato la necessità di ricorrere esclusivamente all'ospedale.
Per chi vive una disabilità o una condizione cronica, un sistema territoriale ben organizzato può avere un valore particolarmente importante.
Telemedicina e assistenza a domicilio
La tecnologia può affiancare l'assistenza tradizionale. La telemedicina può supportare alcune attività di monitoraggio, comunicazione e continuità assistenziale quando appropriato.
Non sostituisce automaticamente la visita in presenza. Ma può diventare uno strumento aggiuntivo all'interno di un percorso territoriale più ampio.
Il PNRR collega infatti il rafforzamento dell'assistenza domiciliare anche allo sviluppo della telemedicina.
Quando chiedere una rivalutazione?
Le esigenze possono cambiare.
La persona può:
- perdere autonomia;
- recuperare alcune capacità;
- modificare la terapia;
- iniziare un percorso riabilitativo;
- cambiare ausilio;
- avere nuove necessità assistenziali.
Quando il bisogno cambia, è importante comunicarlo ai professionisti e ai servizi coinvolti.
Il piano assistenziale non dovrebbe essere considerato immutabile.
La presa in carico prevede anche valutazione e rivalutazione del bisogno.
Se il servizio non è sufficiente
Può accadere che la famiglia ritenga insufficienti gli interventi ricevuti.
Prima di arrivare a un conflitto, è utile raccogliere informazioni concrete:
- quali interventi sono stati assegnati;
- quale frequenza è prevista;
- quale bisogno non viene coperto;
- quali cambiamenti sono intervenuti.
Successivamente è possibile chiedere una rivalutazione al servizio competente.
La chiarezza documentale è particolarmente importante quando la situazione assistenziale è cambiata.
Assistenza domiciliare: la checklist della famiglia
Prima di iniziare il percorso, verifica di avere chiari almeno questi elementi:
- Chi è il referente del servizio?
- Qual è l'obiettivo del piano?
- Quali professionisti intervengono?
- Con quale frequenza?
- Chi contattare in caso di cambiamento?
- Quando verrà rivalutato il bisogno?
- Quali prestazioni sono comprese?
- Quali prestazioni invece restano a carico della famiglia?
Avere queste informazioni riduce incomprensioni e permette alla famiglia di sapere a cosa può realmente fare riferimento.
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FAQ sull’assistenza domiciliare
Che cos’è l’assistenza domiciliare?
È un insieme di interventi sanitari e sociosanitari programmati che vengono effettuati presso il domicilio della persona quando ricorrono le condizioni previste.
Che cos’è l’ADI?
L'Assistenza Domiciliare Integrata è una modalità di presa in carico che coordina prestazioni sanitarie e sociosanitarie per persone con bisogni che richiedono integrazione tra differenti interventi.
L’assistenza domiciliare è prevista dai LEA?
Sì. Il Ministero della Salute indica l'assistenza domiciliare tra le forme di assistenza garantite nell'ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza.
Chi decide se una persona ha bisogno dell’assistenza domiciliare?
La necessità viene valutata attraverso il percorso sanitario e territoriale previsto, considerando condizioni cliniche, autonomia e bisogni assistenziali.
Una persona con disabilità ha automaticamente diritto all’ADI?
No. La presenza di una disabilità non comporta automaticamente l'attivazione di una specifica forma di assistenza domiciliare. È necessario valutare il bisogno e il percorso appropriato.
Come si attiva l’assistenza domiciliare?
Le modalità concrete dipendono dal territorio. In generale si parte dal medico o dal servizio sanitario di riferimento e dalla valutazione del bisogno, che può portare alla definizione di un piano individuale.
L’ADI comprende la fisioterapia?
Può comprendere interventi riabilitativi quando previsti dal piano assistenziale e appropriati alla situazione della persona.
Qual è la differenza tra ADI e Home Care Premium?
L'ADI è un percorso sanitario e sociosanitario territoriale. Home Care Premium è invece una specifica misura INPS rivolta a determinate categorie di beneficiari e può prevedere prestazioni integrative e contributi economici.
Il caregiver sostituisce l’assistenza domiciliare?
No. Il caregiver familiare e i professionisti domiciliari hanno ruoli differenti e possono integrarsi nello stesso percorso.
Il servizio domiciliare può essere rivalutato?
Sì. La presa in carico comprende la valutazione e, quando necessario, la rivalutazione del bisogno assistenziale.
Esiste un numero per le cure sanitarie non urgenti?
Il Ministero della Salute indica il 116117 come Numero Europeo Armonizzato per l'accesso alle cure mediche non urgenti e ad altri servizi sanitari territoriali a bassa intensità o priorità. Le modalità di attivazione del servizio possono dipendere dal territorio.
Fonti autorevoli
- Ministero della Salute – Assistenza domiciliare
https://www.salute.gov.it/ - Ministero della Salute – Assistenza Domiciliare Integrata
https://www.salute.gov.it/ - Ministero della Salute – Assistenza territoriale e PNRR
https://www.pnrr.salute.gov.it/ - INPS – Home Care Premium 2025-2028
https://www.inps.it/ - Ministero della Salute – 116117
https://www.salute.gov.it/
Conclusione
L'assistenza domiciliare può rappresentare una risorsa fondamentale quando una persona ha bisogno di cure, riabilitazione o supporto senza poter gestire facilmente gli spostamenti verso una struttura.
Ma il punto centrale non è semplicemente ricevere una visita a casa.
È costruire un percorso personalizzato, basato sui bisogni reali della persona e collegato, quando necessario, a famiglia, servizi sanitari, professionisti e territorio.
Presa in carico, valutazione multidimensionale e piano individuale sono elementi fondamentali del modello di assistenza domiciliare descritto dal Ministero della Salute.
Per la famiglia, quindi, il percorso può partire da una domanda molto semplice:
“Qual è la difficoltà più importante che oggi dobbiamo affrontare a casa?”
Da lì si possono individuare il professionista di riferimento, il servizio territoriale e il percorso più appropriato.
E bisogna ricordare un'altra cosa.
Chiedere assistenza non significa aver fallito nell'organizzazione familiare.
Significa riconoscere un bisogno e cercare la risposta più adatta.
Quando l'assistenza sanitaria, la riabilitazione, gli ausili e il sostegno familiare lavorano nella stessa direzione, la casa può diventare non soltanto il luogo nel quale si riceve assistenza, ma anche il luogo nel quale si costruiscono sicurezza, autonomia e qualità della vita.
Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non sostituisce il parere di professionisti sanitari o sociali. L'accesso ai servizi domiciliari dipende dalla situazione individuale, dalla valutazione del bisogno e dalle procedure previste dalla propria organizzazione sanitaria territoriale.

