I percorsi di riabilitazione non sono semplicemente una serie di esercizi.
È un percorso progettato per aiutare una persona a recuperare, mantenere o sviluppare il più possibile determinate capacità e partecipare alle attività della vita quotidiana.
Può essere necessaria dopo un trauma, un intervento chirurgico, un ictus, una malattia neurologica oppure in presenza di una condizione congenita o acquisita che limita movimento, comunicazione, autonomia o partecipazione.
Il Ministero della Salute richiama un modello riabilitativo fondato su presa in carico, valutazione, progetto riabilitativo e programma di intervento, con diversi setting assistenziali in funzione della fase e della complessità del percorso.
Questo significa che non esiste un solo “ percorso di riabilitazione”.
Esistono percorsi differenti, che devono essere adattati alla persona, agli obiettivi e al momento del recupero.
In questa guida vediamo le principali tipologie, come orientarsi e quali domande porsi prima di iniziare un percorso.
🎥 Prima di continuare: approfondisci il tema dei percorsi di riabilitazione
Per un approfondimento, puoi consultare un video molto interessante di Ospedali Privati Forlì sul tema della riabilitazione e del percorso riabilitativo.
Il Ministero ha sviluppato negli anni indirizzi dedicati alla riabilitazione e alla costruzione di percorsi integrati tra ospedale, territorio e servizi.
Che cosa sono davvero i percorsi di riabilitazione?
La riabilitazione può essere definita come un insieme coordinato di interventi rivolti al recupero o al mantenimento delle funzioni e delle capacità della persona.
Non riguarda soltanto il movimento.
Può interessare:
- funzioni motorie;
- equilibrio e coordinazione;
- linguaggio e comunicazione;
- deglutizione;
- funzioni cognitive;
- autonomia nelle attività quotidiane;
- partecipazione sociale.
L'obiettivo può essere diverso da persona a persona.
- Per qualcuno può significare tornare a camminare.
- Per un'altra persona può significare riuscire a trasferirsi dalla carrozzina al letto.
- Per un bambino può significare sviluppare nuove competenze.
- Per una persona con una condizione cronica può significare mantenere le capacità acquisite e prevenire una perdita di autonomia.
Per questo il punto di partenza non dovrebbe essere “quante sedute servono?”, ma:
“Quale risultato vogliamo raggiungere?”
1. Riabilitazione motoria
La riabilitazione motoria è probabilmente una delle forme più conosciute.
Può essere indicata in molti contesti nei quali sono presenti difficoltà relative a forza, equilibrio, coordinazione, movimento o autonomia.
Il programma può comprendere esercizi specifici, training funzionale, attività per il controllo del movimento e strategie per affrontare le attività quotidiane.
Gli obiettivi possono riguardare:
- camminare;
- alzarsi e sedersi;
- mantenere l'equilibrio;
- utilizzare gli arti;
- migliorare la coordinazione;
- trasferirsi;
- aumentare l'autonomia.
Non tutti i percorsi di riabilitazione hanno come obiettivo il recupero completo.
In alcune condizioni l'obiettivo più appropriato può essere mantenere una capacità, ridurre alcune limitazioni o trovare strategie alternative.
2. Riabilitazione neurologica
La riabilitazione neurologica riguarda persone con condizioni che interessano il sistema nervoso.
Può essere utilizzata, in base alla situazione clinica, dopo un ictus, in presenza di alcune malattie neurologiche, dopo una lesione cerebrale o midollare e in altre condizioni che incidono sul movimento o sulle funzioni cognitive.
Il percorso può affrontare contemporaneamente diverse aree:
- movimento;
- equilibrio;
- coordinazione;
- linguaggio;
- deglutizione;
- funzioni cognitive;
- autonomia.
Uno degli aspetti più importanti è la necessità di un approccio multidisciplinare quando la situazione lo richiede.
Neurologo, fisiatra, fisioterapista, logopedista, terapista occupazionale e altri professionisti possono contribuire al percorso secondo le necessità della persona.
L'obiettivo è evitare che ogni problema venga trattato come se fosse isolato.
3. Riabilitazione ortopedica
La riabilitazione ortopedica può essere necessaria dopo traumi, fratture, interventi chirurgici oppure in presenza di problemi dell'apparato muscolo-scheletrico.
Il percorso può essere orientato al recupero progressivo di:
- movimento articolare;
- forza;
- equilibrio;
- cammino;
- funzionalità dell'arto;
- autonomia nelle attività quotidiane.
Il momento in cui iniziare e il livello di intensità dipendono dalla situazione clinica.
Non bisogna quindi confrontare automaticamente il proprio percorso con quello di un'altra persona che ha avuto la stessa operazione.
Due pazienti possono avere tempi e necessità molto diversi.
Il Ministero della Salute ha pubblicato indicazioni che mostrano come, in specifici percorsi clinici, la riabilitazione possa proseguire anche a domicilio quando le condizioni lo consentono.
4. Riabilitazione pediatrica
La riabilitazione pediatrica presenta caratteristiche particolari.
Un bambino non è semplicemente un adulto di dimensioni ridotte.
La valutazione deve considerare crescita, sviluppo, apprendimento, gioco, relazione e partecipazione.
Gli obiettivi possono riguardare:
- motricità;
- coordinazione;
- comunicazione;
- autonomia;
- abilità quotidiane;
- partecipazione a scuola e nel gioco.
Una riabilitazione pediatrica efficace dovrebbe quindi integrarsi, quando necessario, con famiglia, scuola e altri professionisti.Anche il modo in cui viene proposta l'attività è importante.
Per un bambino, esercitare una competenza attraverso il gioco può essere molto più funzionale rispetto a una semplice ripetizione meccanica di esercizi.
5. Riabilitazione domiciliare
La riabilitazione domiciliare consente di svolgere determinati interventi direttamente a casa.
Può essere particolarmente importante quando spostarsi verso una struttura risulta complesso oppure quando l'ambiente domestico rappresenta il contesto più significativo nel quale esercitare alcune capacità.
Il Ministero della Salute considera l'assistenza domiciliare all'interno dei LEA e descrive un modello basato su presa in carico, valutazione multidimensionale e definizione di un piano individuale, con responsabilità clinica in capo alle figure previste dal percorso territoriale.
Questo significa che la riabilitazione a domicilio non dovrebbe essere semplicemente una copia della terapia svolta in ambulatorio.
Il professionista può lavorare direttamente sulle attività che la persona deve affrontare nella propria casa.
Per esempio:
- alzarsi dal letto;
- muoversi in bagno;
- utilizzare le scale;
- preparare una semplice attività quotidiana;
- raggiungere determinati ambienti.
Il contesto reale può quindi diventare parte integrante del trattamento.
6. Riabilitazione intensiva ed estensiva
Un'altra distinzione importante riguarda l'intensità del percorso.
La riabilitazione non viene organizzata allo stesso modo in tutte le fasi.
Il Ministero della Salute ha indicato diversi setting e livelli assistenziali, distinguendo tra percorsi intensivi, estensivi e di mantenimento, in relazione ai bisogni e agli obiettivi della persona.
In termini generali, un percorso intensivo può essere richiesto quando esiste una maggiore necessità di intervento riabilitativo e di recupero.
Un percorso estensivo può invece accompagnare fasi differenti, nelle quali l'obiettivo può essere consolidare risultati e aumentare progressivamente la partecipazione e l'autonomia.
La classificazione precisa e le modalità operative dipendono dal quadro clinico e dall'organizzazione dei servizi.
7. Riabilitazione per mantenere le capacità
Non tutta la riabilitazione deve essere finalizzata a “recuperare qualcosa che è andato perso”. In alcune condizioni l'obiettivo può essere mantenere capacità già presenti.
Questo può essere particolarmente importante nelle condizioni croniche o progressive.
Mantenere una capacità di trasferimento, preservare una certa mobilità, continuare a utilizzare correttamente un ausilio o conservare una determinata autonomia quotidiana può avere un valore enorme.
Per questo bisogna evitare l'idea che una terapia sia utile soltanto quando produce un miglioramento evidente. A volte il risultato più importante è evitare una perdita di autonomia.
Il Progetto Riabilitativo Individuale
Uno degli elementi centrali del percorso è il Progetto Riabilitativo Individuale, PRI. Il concetto è importante perché sposta l'attenzione dalla singola prestazione all'intero percorso.
Il Ministero della Salute ha indicato il PRI come strumento per organizzare le attività riabilitative e collegare bisogni, obiettivi, interventi e verifica dei risultati.
In pratica, il progetto dovrebbe aiutare a chiarire:
- quali sono i problemi principali;
- quali capacità possono essere recuperate o mantenute;
- quali sono gli obiettivi;
- quali interventi utilizzare;
- come verificare i risultati.
Questo permette di evitare una riabilitazione composta da sedute scollegate tra loro.
Chi può far parte dell’équipe riabilitativa?
La composizione dell'équipe cambia in base alla situazione.
Possono essere coinvolti:
- fisiatra;
- fisioterapista;
- terapista occupazionale;
- logopedista;
- neuropsicologo;
- infermiere;
- medico specialista;
- altri professionisti sanitari.
Non tutti sono necessari in ogni percorso.
La composizione deve essere proporzionata ai bisogni.
Il vantaggio dell'équipe multidisciplinare è permettere di osservare la persona da prospettive diverse, evitando di concentrarsi esclusivamente su un singolo sintomo.
Riabilitazione e autonomia: l’obiettivo va oltre la terapia
Una buona riabilitazione non dovrebbe fermarsi alla palestra o all'ambulatorio.
Bisogna chiedersi:
“Questa capacità viene utilizzata nella vita reale?”
- Un miglioramento della forza può essere importante, ma lo diventa ancora di più se permette di alzarsi dal letto.
- Un miglioramento dell'equilibrio può essere significativo se permette di muoversi più facilmente in bagno.
- Un miglioramento della comunicazione può diventare fondamentale se consente alla persona di esprimere bisogni e preferenze.
La riabilitazione deve quindi essere collegata alla partecipazione nella vita quotidiana.
Riabilitazione e ausili: spesso lavorano insieme
In alcune situazioni, un percorso riabilitativo può includere anche la valutazione di un ausilio.
Carrozzina, deambulatore, sistema posturale, tavola da trasferimento o altro dispositivo possono diventare strumenti per applicare nella vita quotidiana le capacità sviluppate durante la terapia.
Questo crea un collegamento diretto tra riabilitazione e tecnologia assistiva.
Per approfondire il tema degli ausili puoi consultare la nostra guida 7 Ausili per Persone con Disabilità: carrozzine, sollevatori, montascale, bagno, postura e autonomia.
Come capire se un percorso sta funzionando?
Non bisogna valutare il risultato soltanto chiedendo:
“Cammina meglio?”
Gli obiettivi possono essere molto più numerosi.
Per esempio:
- riesce a vestirsi con meno assistenza?
- si trasferisce con maggiore sicurezza?
- utilizza meglio la carrozzina?
- riesce a comunicare un bisogno?
- partecipa maggiormente alle attività?
- si stanca meno durante una determinata attività?
- mantiene una capacità che prima rischiava di perdere?
Questi risultati possono essere molto significativi.
Quando la riabilitazione domiciliare può essere particolarmente utile?
La casa può diventare un ambiente riabilitativo interessante quando gli obiettivi sono direttamente collegati alla vita quotidiana.
Pensiamo a una persona che ha difficoltà a utilizzare il bagno.
Allenarsi esclusivamente in palestra potrebbe non essere sufficiente.
Lavorare nel contesto reale permette invece di osservare:
- spazi;
- ostacoli;
- altezze;
- trasferimenti;
- ausili;
- strategie utilizzate dalla famiglia.
Il Ministero della Salute ha sviluppato anche il modello organizzativo dell'assistenza domiciliare nell'ambito del PNRR, con attenzione alla presa in carico e alla collaborazione multiprofessionale.
Come prepararsi alla prima valutazione
Prima di iniziare un percorso può essere utile annotare:
- quali attività risultano difficili;
- quando compaiono le difficoltà;
- quali attività vengono già svolte autonomamente;
- quale assistenza è necessaria;
- quali ausili vengono già utilizzati;
- quali sono le priorità della persona e della famiglia.
Queste informazioni permettono al professionista di comprendere più rapidamente la situazione.
È utile anche portare la documentazione clinica rilevante già disponibile, secondo quanto richiesto dal servizio.
Errori da evitare durante un percorso riabilitativo
Uno degli errori più comuni è pensare che più terapia significhi automaticamente più risultato.
Non sempre è così.
La qualità del percorso, l'appropriatezza, gli obiettivi e la continuità possono essere più importanti del semplice numero di sedute.Un altro errore consiste nel confrontare il proprio recupero con quello di altre persone.
Ogni percorso è diverso.
Infine, bisogna evitare di interrompere o modificare autonomamente una terapia soltanto perché i risultati non sono immediatamente visibili.È preferibile discuterne con i professionisti che stanno seguendo la persona.
Riabilitazione: quando cambiare obiettivo può essere un successo
Un percorso riabilitativo non è necessariamente fallito quando non raggiunge l'obiettivo iniziale.
Può essere necessario cambiare traguardo.
Se non è possibile recuperare completamente una funzione, si può lavorare su una strategia alternativa.
Per esempio:
da “camminare senza supporto”
a “muoversi in sicurezza utilizzando un ausilio”.
Oppure:
da “fare tutto autonomamente”
a “ridurre l'assistenza necessaria nelle attività più importanti”.
Anche questo è riabilitare.
La vera misura del successo è la qualità della vita che il percorso riesce a sostenere.
Riabilitazione e famiglia
La famiglia può avere un ruolo importante soprattutto quando il percorso prosegue a lungo.Può aiutare a mantenere le strategie concordate, osservare i cambiamenti e favorire l'utilizzo delle capacità nella vita quotidiana.
Ma il familiare non dovrebbe trasformarsi automaticamente in un terapista. Il suo ruolo è differente.Il professionista definisce e adatta il trattamento secondo le proprie competenze.
La famiglia può invece contribuire a integrare quanto appreso nella routine quotidiana, secondo le indicazioni ricevute.
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FAQ sulla riabilitazione
Che cos’è la riabilitazione?
È un percorso composto da interventi coordinati finalizzati a recuperare, mantenere o sviluppare capacità e autonomia in relazione alle condizioni e agli obiettivi della persona.
Qual è la differenza tra riabilitazione motoria e neurologica?
La riabilitazione motoria si concentra soprattutto sul movimento e sulla funzionalità; quella neurologica riguarda persone con condizioni del sistema nervoso e può comprendere anche comunicazione, deglutizione e funzioni cognitive. Le due aree possono comunque sovrapporsi.
Quando serve la riabilitazione ortopedica?
Può essere indicata, in base alla situazione clinica, dopo traumi, fratture, interventi chirurgici o altre problematiche dell'apparato muscolo-scheletrico.
Che cos’è la riabilitazione pediatrica?
È un percorso rivolto ai bambini che considera, oltre agli aspetti motori, anche sviluppo, comunicazione, gioco, autonomia, apprendimento e partecipazione.
Che cos’è la riabilitazione domiciliare?
È un percorso riabilitativo realizzato presso il domicilio quando le condizioni della persona e l'organizzazione dei servizi lo consentono.
Che cos’è il Progetto Riabilitativo Individuale?
È uno strumento di progettazione che collega bisogni, obiettivi, interventi e verifica dei risultati del percorso riabilitativo.
Quanto dura un percorso riabilitativo?
Non esiste una durata identica per tutti. Dipende dalla condizione, dagli obiettivi, dalla risposta al trattamento e dal tipo di percorso.
La riabilitazione serve anche nelle condizioni croniche?
Sì. In determinate condizioni può avere come obiettivo il mantenimento delle capacità, la prevenzione delle complicanze e il sostegno dell'autonomia.
La riabilitazione domiciliare è sempre possibile?
No. L'accesso dipende dalla situazione clinica, dalla valutazione del bisogno e dall'organizzazione dei servizi territoriali.
La riabilitazione può comprendere anche ausili?
Sì. In alcuni percorsi la valutazione e l'utilizzo di ausili possono essere parte integrante del progetto riabilitativo.
Fonti autorevoli
- Ministero della Salute – Riabilitazione
https://www.salute.gov.it/
Il Ministero indica il modello del percorso riabilitativo e il Piano di indirizzo per la riabilitazione. - Ministero della Salute – Sistema informativo per il monitoraggio dell'assistenza riabilitativa (SIAR)
https://www.salute.gov.it/new/it/sistema-informativo/sistema-informativo-il-monitoraggio-dellassistenza-riabilitativa-siar/ - Ministero della Salute – Assistenza domiciliare
https://www.salute.gov.it/new/it/tema/nuovo-sistema-informativo-sanitario/assistenza-domiciliare/ - Ministero della Salute – Casa come primo luogo di cura e telemedicina
https://www.pnrr.salute.gov.it/it/pnrr-pagina/casa-come-primo-luogo-di-cura-e-telemedicina/ - Organizzazione Mondiale della Sanità – Rehabilitation
https://www.who.int/health-topics/rehabilitation
Conclusione
La riabilitazione non è semplicemente una sequenza di esercizi da ripetere.
È un percorso che dovrebbe partire dalla persona, dai suoi bisogni e dalle attività che desidera o deve riuscire a svolgere.
Riabilitazione motoria, neurologica, ortopedica, pediatrica e domiciliare rispondono a esigenze differenti, mentre la scelta del setting e dell'intensità dipende dalla fase del percorso e dalla complessità della situazione.
Il risultato non deve essere misurato soltanto in termini di forza, movimento o prestazione.
- A volte il successo è tornare a camminare.
- A volte è riuscire a trasferirsi con meno assistenza.
- A volte è comunicare meglio.
- A volte è mantenere una capacità che si rischiava di perdere.
E a volte significa semplicemente riuscire a vivere una parte della propria quotidianità con maggiore sicurezza e autonomia.
Per questo, prima di chiedere:
“Quante sedute devo fare?”
può essere più utile chiedere:
“Quale cambiamento concreto vogliamo ottenere nella vita della persona?”
È da quella risposta che dovrebbe iniziare ogni vero percorso riabilitativo.
Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non sostituisce la valutazione di un medico fisiatra, fisioterapista, terapista occupazionale, logopedista o di altri professionisti sanitari. Il tipo, la durata e l'intensità della riabilitazione devono essere stabiliti sulla base della situazione individuale e del percorso assistenziale previsto dai servizi competenti.

